Miscele pericolose: cosa deve contenere l’etichetta?

29 Luglio 2020

Tutto ciò che si deve sapere sulle etichette nel settore chimico

Come abbiamo già accennato nella nostra sezione news per le etichette nel settore sanitario, per la tracciabilità e l’identificazione, le etichette sono una parte fondamentale, sia che si tratti della realizzazione di un prodotto che si parli della distribuzione.

Le informazioni che le etichette contengono, per qualsiasi settore sono importantissime sia per chi produce che per chi consuma, a maggior ragione nel campo dei prodotti chimici queste informazioni diventano imprescindibili.

Ogni giorno entriamo in contatto con tantissimi prodotti chimici e miscele pericolose, ad esempio: candeggine, detersivi, repellenti ecc.

Queste sono tutte sostanze che fanno ormai parte delle nostre abitudini quotidiane, ma che sono sostanze molto pericolose, da cui è bene proteggersi.

Un elemento da non sottovalutare, è la creazione delle etichette prodotti pericolosi: cosa devono contenere? Come stamparle?

Capire qual è la scelta giusta ed anche i supporti tecnici migliori per affrontare questo tipo di etichettatura, può essere abbastanza difficile, quindi in caso di dubbi, è molto importante rivolgersi a dei professionisti.

Etichette prodotti chimici o pericolosi

Se si è già all’interno di questo mondo produttivo, probabilmente si è già consapevoli di cosa sia un UFI cioè identificatore unico di formula, costituito da un codice alfanumerico.

Questo codice, formato da 16 caratteri, è obbligatorio nell’inserimento sulle etichette dei prodotti chimici con miscele pericolose.

Il Regolamento (UE) 2017/542 ha sancito, con l’allegato VIII del CLP, il nuovo modo di comunicare agli Organismi Competenti in materia di miscele pericolose, in modo tale da ovviare alla precedente disorganicità delle informazioni.
Il sistema del codice UFI lavora proprio in questo senso, facendo da garante alle informazioni inserite e coadiuvato da un database centrale fa da collante tra tutti gli attori coinvolti in questo tipo di produzione.

Codice UFI sulle etichette di sostanze chimiche e pericolose

Le aziende dovranno adeguarsi alle normative seguendo tutti i regolamenti vigenti fino al gennaio 2021. La procedura di adeguamento è abbastanza semplice e prevede, tramite un generatore di calcolo online, di produrre il codice alfanumerico UFI, sfruttando la partita iva, la formula chimica della miscela e con un algoritmo elabora infine il codice di identificazione.

Il codice è valido se tutti gli elementi inseriti sono validi.

Il codice deve essere formato in un modo preciso, ovvero:

  • formato ben definito
  • Inserire 16 caratteri alfanumerici
  • lettere maiuscole
  • diviso in 4 blocchi separati
  • evitare lettere ambigue o che si prestano a scarsa lettura (come O o B).

Codice UFI sulle etichette chimiche: dove inserirlo?

Una volta che il codice UFI è pronto dove va inserto?  Il codice UFI deve essere apposto solo sull’etichetta, non sulla confezione. Inoltre deve essere facilmente riconoscibile e quindi preceduto dalla sigla UFI.

Sempre nell’ottica della riconoscibilità deve essere individuabile con facilità e rispettare un posizionamento consono (magari vicino ai simboli che indicano la pericolosità del prodotto).

Sebbene non ci siano indicazioni sui tipi di scrittura o di font, è consigliabile preferire i font più semplici e leggibili rispetto ad altri più complessi.

Stampanti a Trasferimento Termico per i codici UFI

Molte variabili concorrono alla scelta giusta e mirata del supporto tecnologico con cui stampare e apporre le etichette. Tutto dipende dalla tipologia di prodotto, dalle fasi di produzione e i costi, quindi non c’è una regola fissa.

Le stampanti a trasferimento termico, potrebbero rappresentare un’opzione molto valida per la stampa di etichette per prodotti pericolosi.

Infatti, alta velocità e massima resa in termini di efficacia di stampa, rendono le stampanti termiche adatte anche a questo tipo di etichette.

Sempre tenendo presente che le etichette per miscele pericolose si devono adattare a vari materiali e devono essere a contatto con sostanze chimiche, dovrebbero quindi essere pensate per essere etichette durevoli e ben predisposte ai cambiamenti termici.

Senza contare il risparmio economico in termini di materiale e di investimento iniziale, in rapporto alla velocità di esecuzioni senza troppi passaggi.

Se è vero che le stampanti termiche favoriscono ottime prestazioni, è pur vero che ci sono altri strumenti come i marcatori, che si adeguano alle differenti tecnologie ed alle dinamiche tecniche dei prodotti da etichettare.

I marcatori utilizzano differenti tecnologie di marcatura, con velocità e modalità operative scelte e differenziate anche in base alla dinamica della linea produttiva di interesse.

Ci sono infatti i marcatori manuali o quelli automatici, a getto d’inchiostro, fino ad arrivare ai marcatori laser, la cui marcatura è permanente, e in cui il processo è veloce e senza contatto (e senza materiali di consumo).

Anche l’applicazione delle etichette stesse può essere velocizzata con l’ausilio di applicatori, ma anche stavolta vale la regola che bisogna scegliere in base alle peculiarità della propria attività. Perciò anche questa fase della lavorazione, che sembrerebbe più semplice, in realtà richiede una buona dose di considerazioni.

Tuttavia essendoci una normativa, nonostante la creazione del codice UFI è apparentemente molto semplice, sarebbe bene interpellare degli esperti per non rischiare di tralasciare informazioni importanti.